|
tuo ip: 38.107.191.85 tuo provider: 191.85
|
|  | 
Ciò fa capire inoltre che l'ammortizzatore dovrebbe sempre essere
regolato in funzione della durezza della molla: non bisogna
mai abbinare un ammortizzatore molto morbido ad una molla
molto rigida o un ammortizzatore molto duro ad una molla molto
morbida. Piccoli aggiustamenti, tuttavia, possono dare risultati
molto interessanti: un ammortizzatore un pò più
duro renderà più stabile la macchina e rallenterà
i movimenti sia di beccheggio che di rollio.Bisogna notare
che l'ammortizzatore influenza solo la velocità con
cui avvengono i movimenti di beccheggio e di rollio e non
la loro entità! Quindi, se si vuole che una macchina
presenti meno rollio, sarà necessario intervenite sulle
barre anti-rollio o sulle molle, ma non sugli ammortizzatori.
Ciò che si può regolare con l'ammortizzatore
è la velocità con cui la sospensione riprende
la posizione di partenza: se una macchina con molle morbide
ma ammortizzatori duri viene schiacciata verso il basso, ritornerà
nella posizione originale molto lentamente perchè gli
ammortizzatori freneranno molto la forza della molla, mentre
una macchina con molle rigide ed ammortizzatori morbidi si
comporterà nel modo opposto, ovvero riprenderà
molto velocemente la posizione originale. La stessa situazione
si ha in uscita dalle curve: in curva, il peso si sposta e
il telaio si sarà inclinato lateralmente e/o longitudinalmente,
ma quando si raddrizza lo sterzo le sollecitazioni dovute
alla sterzata scompaiono e il telaio riassume la configurazione
originale; la velocità con cui ciò avviene è
determinata dalla durezza degli ammortizzatori. Una macchina
con molle morbide e ammortizzatori duri mostrerà la
tendenza a voler continuare a curvare quando si raddrizza
lo sterzo, e tenderà a voler andare dritta quando si
comincia a sterzare; avrà un comportamento in generale
poco reattivo ma molto dolce. D'altro canto, invece, una macchina
con molle rigide e ammortizzatori morbidi sarà molto
reattiva: seguirà velocemente e aggressivamente la
volontà del pilota ma in modo più nervoso.
Esistono inoltre ammortizzatori più avanzati, caratterizzati
dal sistema regolazione di altezza automatica della vettura
anzichè manuale, in base alle esigene del guidatore,
fino arrivare ad un massimo di abbassamento prossimo a -7
cm! Il prezzo , specie per il sistema automatico può
raggiungere i 2500 €. Meno conoscita, ma per questo non
di secondaria importanza è la "barra
duomi" caratterizzata
da un speciale acciaio piegato a freddo che impedisce la torsione
della scocca della vettura quando si imposta una curva di
elevato raggio ad alta velocità. Il fissaggio
viene effettuato all'interno del vano motore sia nella parte
superiore che inferiore. Con essa vengono irrigiditi i duomi
di alloggiamento degli ammortizzatori (anche per quelli posteriori),
garantendo la massima precisione nella guida sportiva (per maggiori informazioni leggi
sezione approfondimenti BARRA DUOMI)
| |
..:: istruzioni per assassinare una molla ::.. | 
Le sorprese nel tuning non mancano mai! Tra gli orrori
che si possono compiere nell'elaborare una automobile
è sicuramente il taglio delle molle originali.
La rigidità di un elemento elastico non dipende
soltanto dal materiale con cui si realizza, ma dal diametro
del filo, da quello delle spire e dal numero di queste
ultime. In questa maniera si otterebbero modesti rilassamenti che
tuttavia, in condizioni dinamiche possono essere "amplificati"
fino a diventare più del doppio.
Il problema però più importate è
lo "snervamento" dell'elemento elastico, una
sorta d'invecchiamento che altera la rigidità
originale. Anche piegando a caldo le molle si viene
a creare lo snervamento che nei casi
più gravi porta alla frattura del materiale e da ciò
ne conseguono sbandamenti e incidenti (vedi immagine
a lato - indenne il proprietario ma l'auto ha parecchi
danni causa cedimento molla). Inoltre le molle sia originali
che sportive non sono eterne e non si può dire
certamente che
i prezzi per l'acquisto siano astronomici ! Non
è raro notare che dopo un periodo non troppo
lungo di utilizzo, la molla risulti più cedevole,
abbassando ulteriormente il teleio della vettura. Pertanto
se un minimo di assestamento si può anche accettare,
non siate troppo ottimisti quando constatate che l'auto
si è accasciata al suolo...
| | | |
TERMINI
TECNICI FONDAMENTALI SULL'ASSETTO DELLA TUA AUTO:
L'inclinazione delle ruota rispetto
all'asse verticale è chiamata campanatura o angolo
di camber (o più semplicemente camber). Quest'angolo
può risultare nullo, positivo o negativo: se
la parte superiore della ruota risulta inclinata verso
l'esterno, cosicchè le ruote dello stesso assale
convergono verso il basso, si parla di angolo di camber
positivo; se, invece, le ruote sono inclinate verso
l'interno, ossia convergono verso l'alto, l'angolo di
camber è considerato negativo. Valori elevati
dell'angolo di camber, tanto positivi quanto negativi,
sono da evitare perchè tendono a far sollevare
parte del battistrada dei pneumatici dalla superficie
stradale, con una drastica riduzione dell'aderenza ed
un più rapido consumo dei pneumatici stessi:
di solito. si usano valori che al massimo arrivano a +/- 3°
circa (ma solitamente non si usa mai un angolo di campanatura
positivo). Un angolo negativo è necessario perchè,
quando la macchina percorre una curva, il telaio s'inclina
tendendo così ad aumentare il grado di campanatura
stesso: se l'angolo non fosse leggermente negativo,
il pneumatico toccherebbe terra solo con la parte esterna,
con riduzione della trazione. Dato che il grip di un
pneumatico cresce al crescere della sua superficie d'appoggio
col terreno, la situazione ottimale si otterrebbe se
esso rimanesse sempre perpendicolare al terreno senza
deformarsi in presenza di forti carichi laterali ma
normalmente non è così e bisogna quindi
cercare il miglior compromesso possibile. Se si vuole
la massima trazione in accelerazione ed in frenata (in
rettilineo) allora bisogna regolare la campanatura a
0°, mentre se si vuole la massima trazione in curva
allora bisogna impostarlo ad un valore negativo di qualche
grado, in funzione della rigidità della sospensione
e della durezza della mescola del pneumatico; non è
possibile, quindi, ottimizzare entrambe le situazioniIl
modo più facile è regolare la campanatura
in modo che il pneumatico si consumi in modo uniforme
su tutta la larghezza del battistrada, così che
ogni punto delle gomma venga utilizzato al massimo.
Si tenga presente che una macchina con sospensioni molto
morbide richiede un angolo di camber negativo più
accentuato di una con sospensioni molto rigide mentre
in condizioni di fuoristrada potrebbe essere utile usare
un angolo maggiore di quello che garantirebbe un consumo
uniforme in modo da stabilizzare la macchina sugli ostacoli
più grossi e per ridurre il rischio che la ruota
si infili in un solco ribaltando così la convergenza.
|
Quando l'auto è in movimento,
la combinazione delle forze di trazione e di attrito
fra superficie stradale e battistrada tende a far "aprire"
o "chiudere" le ruote. Per ottenere una marcia
rettilinea, quindi, le ruote non devono essere, a vettura
ferma, perfettamente parallele tra loro ma, a seconda
dei casi, leggermente convergenti o divergenti.
Guardando il veicolo dall'alto, si parla di convergenza
quando i piani longitudinali passanti per le ruote convergono
e si incontrano davanti al veicolo, mentre se l'incontro
avviene dietro il veicolo, si parla di convergenza negativa
o, più comunemente, di divergenza; l'angolo viene
misurato in gradi. Nello schema, entrambe le ruote anteriori
"tirano" la macchina di lato, anche se l'effetto
totale è nullo, dal momento che le forze in gioco
sono uguali ed opposte: in teoria la macchina non sbanda
né
a destra né a sinistra, ma questa è
una situazione instabile.Supponiamo che la macchina
incontri una piccola irregolarità del terreno
su un lato soltanto, oppure che le ruote siano leggermente
sterzate, ciò si tradurrà in un po' di
carico in più su uno dei due pneumatici anteriori,
che quindi farà più presa sul terreno
e potrà tirare la macchina un pò dalla
propria parte: il risultato è che una ruota tira
con più forza in una direzione, mentre la forza
che agisce in direzione opposta si è indebolita
e, di conseguenza, le due forze non si controbilanciano
più, e si crea una risultante che fa curvare
la macchina. Il guidatore può cercare di controsterzare
ma, se la correzione non è perfetta, ci ritroviamo
daccapo nella stessa situazione, questa volta in direzione
opposta.La macchina avrà quindi la tendenza a
sbandare da una parte e dall'altra, o, nel peggiore
dei casi, ad entrare in oscillazione.Se la divergenza
delle ruote causa instabilità, non c'è
motivo di adottarla al retrotreno poichè renderebbe
la macchina inguidabile.Per quanto riguarda l'avantreno,
invece, c'è l'effetto stabilizzante dell'angolo
di incidenza. E' per questo che talvolta le ruote anteriori
possono essere leggermente divergenti, purché
la macchina abbia un angolo di incidenza sufficiente
a dare stabilità sui rettilinei. L'effetto "instabilità"
si farà comunque notare nell'inserimento in curva,
che risulterà più immediato ed aggressivo.La convergenza delle
ruote ha, invece, un effetto stabilizzante: tenderà
a far andare dritta la macchina. Viene adottata per
lo più al retrotreno, dove ne previene la tendenza
a 'scappare' quando i pneumatici vengono bruscamente
portati ai limiti del cerchio di tenuta, e ogni irregolarità
del terreno può far loro perdere la presa. Il
guidatore avrà la sensazione che il posteriore
sia "incollato alla strada", come se ci fosse
una forza invisibile che lo tiene in traiettoria.Tuttavia
ci sono degli svantaggi: la direzionalità in
curva può soffrirne parecchio, specie in quelle
lente. L'effetto può arrivare ad essere tale
che la tenuta dell'avantreno
è a malapena sufficiente a far curvare la macchina. In
altre parole, troppa convergenza al retrotreno può
tradursi in un effetto di sottosterzo.Se le ruote anteriori
sono convergenti, si ha sostanzialmente lo stesso effetto
stabilizzante; ciò può essere comodo per
controllare le accelerazioni, ma farà perdere
direzionalità all'anteriore: l'inserimento in
curva sarà assai meno aggressivo.Convergenza
e divergenza hanno in comune un effetto: aumentano la
prontezza di reazione della macchina. Le forze opposte,
per piccole che siano normalmente, eliminano tutti i
giochi della sospensione, e pre-caricano lateralmente
i pneumatici, deformandone leggermente la carcassa.
Ciò consente alla macchina di reagire più
prontamente. Lo svantaggio di un angolo accentuato di
convergenza o divergenza sta soprattutto nello spreco
di energia (quindi perdita di velocità): all'aumentare
dell'angolo cresce lo slittamento dei pneumatici con
l'asfalto, quindi, quanto maggiore è il grip
della pista, tanto maggiore sarà la perdita.
Inoltre, se l'angolazione delle ruote è pronunciata,
saranno altrettanto ampi gli angoli di slittamento,
con conseguente diminuzione della tenuta di strada persino
in rettifilo. I valori normalmente utilizzati vanno
da -1.5 a +1.5 gradi all'anteriore, più di così
darebbe luogo a comportamenti strani, mentre al posteriore
è comune utilizzare da 0 a 3.5 gradi di convergenza,
qualcosa meno per le macchine on-road. Lo sterzo deve
avere un effetto autocentrante, per consentire al veicolo
di proseguire in linea retta quando non si intende intervenire
sul volante per modificarne la traiettoria.Questo effetto
si ottiene con un opportuno posizionamento dell'asse
di rotazione del fuso snodo (o del porta-mozzo) delle
ruote anteriori. Se questo asse venisse prolungato
fino ad incontrare il terreno, il contatto avverrebbe
un pò più avanti della verticale condotta
dal centro del mozzo: la distanza al suolo tra questi
due assi viene definita "avancorsa"; il termine
è giustificato dal fatto che, considerando
il senso di marcia del veicolo, il punto di contatto
viene a trovarsi davanti al centro dell'area di impronta
del pneumatico (un angolo di incidenza negativo, solitamente,
non viene mai usato).Per rendersi conto dell'effetto
dell'angolo di incidenza, chiamato anche angolo di caster
o semplicemente caster, basta pensare al comportamento
delle ruote girevoli di una sedia o di un carrello portavivande:
queste ruote tendono infatti ad orientarsi nel senso
del movimento, poichè la resistenza che incontrano
durante il rotolamento agisce come coppia (la spinta
è applicata in un punto diverso dalla resistenza)
che tende a ri-allineare le ruote.Un angolo di incidenza
non nullo causerà un eccesso di campanatura delle
ruote anteriori quando vengono sterzate, facendo alzare
l'avantreno. E' questo innalzamento che dà alle
ruote anteriori la tendenza a raddrizzarsi spontaneamente
quando non si applica forza allo sterzo: con le ruote
dritte il telaio sta all'altezza minima da terra, mentre
per sterzare bisogna applicare della forza, per alzare
l'avantreno. Al venir meno dell'azione sterzante, la
forza di gravità riporterà le ruote nella
posizione originale. Questo effetto è tanto più
pronunciato, quanto più la macchina è
pesante e l'angolo di incidenza è pronunciato.
Inoltre, al crescere dell'angolo di incidenza, cresce
la differenza di campanatura tra le ruote quando vengono
sterzate. Questa differenza di campanatura va a compensare
l'inclinazione del telaio e la deformazione dei pneumatici
che si verificano in curva.Un angolo di incidenza pronunciato
aumenterà la direzionalità all'inserimento
in curva e nei curvoni veloci, in cui l'inclinazione
del telaio è più pronunciata. Aumenterà
anche la stabilità su terreno accidentato e la
stabilità in rettilineo. Un angolo di incidenza
poco pronunciato, invece, migliorerà la direzonalità
nelle curve lente e ammorbidirà l'inserimento
in curva.Si noti che l'angolo di incidenza non è
sempre costante: nelle macchine con sospensioni a trapezio,
in cui il braccio superiore non è parallelo al
triangolo inferiore, l'incidenza varierà con
il movimento della sospensione. Se il triangolo inferiore
ha un'inclinazione orizzontale minore rispetto al braccio
superiore, l'angolo di incidenza diminuirà con
la compressione della sospensione, ad esempio in curva
o in frenata. Questo effetto è detto "incidenza
reattiva". | | | | |